Ingredienti: (6 persone)
- risotto alla parmigiana
- pane grattugiato
- farina per amalgamare
- mozzarella tagliata a dadini
- uova, leggermente sbattute
- olio di semi per friggere
Preparazione:
Dare al risotto la forma di piccole palline (molti le fanno a forma di goccia). Fare un buco al centro di ogni pallina, inserire un dadino di mozzarella e richiudere.
Versare la farina ed il pane grattugiato su carta oleata e le uova in una ciotola. Passare le palline di riso nella farina, immergetele nell’uovo e quindi ricopritele bene col pane grattugiato.
In una pentola profonda riscaldare, a calore medio, da 500 a 800 ml di olio. Quando sarà ben caldo cuocere le palline di riso fino a quando saranno belle dorate (circa 8-10 minuti).
Metterle ad asciugare su delle salviette di carta e servire subito prima che il formaggio si indurisca nuovamente.
Un pò di storia:
L’origine del nome degli arancini, deriva dalla somiglianza dell’ arancino all’agrume (l’ arancia).
In realtà il nome esatto era arancina/e (sing./plur.), al femminile, ma con gli anni, erroneamente parlando, si è trasformato in maschile.
Questa ricetta risale alla dominazione saracena in Sicilia, e fù introdotta per la dieta degli arabi, costituita appunto dal riso.
Durante i banchetti, al centro della tavola, veniva collocato un ampio vassoio carico di riso aromatizzato con zafferano e arricchito da verdure, carne e altri aromi. I convitati potevano servirsi allungando una mano. Era, questa, l’originale composizione degli arancini, in mancanza dei pomodori che dovevano ancora essere importati dalle Americhe (introdotti poi nelle tavole nell’Ottocento).
La panatura fu un’invenzione geniale, utile a rendere “trasportabile” il pasticcio di riso.
Gli arancini divennero, infatti, cibo da viaggio (secondo alcuni l’idea è stata di Federico II), in grado di resistere bene al tempo senza deteriorarsi.